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Se vuoi essere un innovatore rompi gli schemi

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In questi giorni, in occasione di uno dei meeting a porte chiuse del Tavolo per le imprese, ho avuto modo di rincontrare un uomo delle istituzioni, un amico conosciuto ai tempi dell’università.

Ricordo che nel biennio 1991-92 ho fatto la mia unica esperienza in “politica” come rappresentante degli studenti universitari.

L’ho conosciuto in quel contesto, io ho interrotto subito quel tipo di esperienza, lui invece ha dato continuità a questa passione e da allora fa politica con significativi ruoli istituzionali.

Ad inizio meeting, nel prendere la parola, ci ha tenuto a ricordare il perché mi stimi ed ha cominciato a raccontare ai Tavolisti una mia iniziativa di quel lontano periodo.

“Nel ’92 era consigliere di amministrazione, aveva preso una posizione di contrasto ad una grossa porcheria ed era riuscito ad ottenere il sostegno delle aggregazioni universitarie di destra, centro e sinistra, facendo sottoscrivere a tutti uno stesso documento.

Per quei tempi fortemente ideologizzati la sua iniziativa di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa era stata una rottura degli schemi e questa cosa mi è rimasta impressa”.

Per me è normale non farmi condizionare dagli schemi degli altri, lo faccio senza rendermene conto, agli altri però potrei apparire uno svitato o un visionario.

E tornando all’attualità, a pensarci bene, anche quando nei primi anni della vita lavorativa ho fatto il professionista e poi quando son diventato imprenditore, buona parte delle mie attività non sono perfettamente inquadrabili all’interno degli schemi, dell’ortodossia.

Non ho seguito l’adagio “come vedi fare fai”, ho cercato sentieri nuovi, fuori dagli schemi, forse più rischiosi, ma anche più stimolanti.

Percepisco uno scenario e mi lancio, anche se può andarmi male, perché si vince e si perde.

Non mi esalto quando vinco e non drammatizzo quando perdo.

Così fare impresa, che è diverso da fare business (speculazione), diventa un modo di intendere il lavoro e la vita.

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