Il percorso della vita_Giuseppe_Ursino_blog

Su 29.000 già fatti 17.000, mi devo dare da fare

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Se consideriamo il nostro corpo una macchina possiamo dire che, se non ci sono intoppi, è programmata per durare 29.000 giorni, poi per consunzione finisce di rompersi.

Da giovane a scuola ero brillante e negli sport agonistici mi prendevo belle soddisfazioni.

Allora erano queste le cose che contavano per me e riuscire ad emergere con facilità in quello che facevo creava in me una sicurezza illimitata che mi ha aiutato poi in ogni cosa.

Ancora oggi penso che quasi nulla mi è precluso, se mi impegno.

Anche la capacità di governare la sofferenza, la solitudine, il rischio o il senso della morte sono state leve che ho scoperto nella vita erano un vantaggio competitivo su altri che non ne erano provvisti.

Senza risparmiarmi mai, senza temere il ridicolo, mi sono buttato in una infinità di cose: rappresentante degli studenti al liceo, carabiniere, AIESEC, rappresentante degli studenti all’ERSU, GPE, ordine commercialisti, confindustria, camera di commercio, Tavolo per le imprese e molte altre.

Nel mentre i tre corsi post-universitari e le prime esperienze lavorative mi avevano fatto capire che, seppur ogni cosa che la vita mi aveva chiamato a fare l’avevo fatta bene per senso del dovere, ce n’erano solo alcune per cui il mio cuore batteva.

Nasceva così JO e, venendo da una famiglia di impiegati e non di professionisti o imprenditori, per me ogni cosa era assolutamente nuova e poteva essere una minaccia.

Ci sono quelli che si atterriscono davanti alle sfide difficili, io mi esalto.

Oggi un’azienda delle mie si occupa di consulenza aziendale, un’altra è una società di servizi di ingegneria, tre in vari modi si occupano di applicazioni web.

Inanello una serie di successi in quasi 17 anni di attività in Sicilia ed in giro per l’Europa e queste soddisfazioni fanno crescere la voglia di andare oltre, di nuove conquiste.

E, dopo tanti anni tutti concentrati solo sul lavoro, vedo davanti a me un bivio.

Creare una branch estera di JO per aggredire in maniera continuativa (e non solo con commesse spot come faccio adesso in giro per l’Europa) un mercato ricco e così compensare la povertà del mercato italiano?

Oppure spendere queste energie nella direzione di un impegno civico per la città dove sono nati e dovrebbero crescere i miei bambini?

La prima darebbe più serenità alla mia famiglia.

La seconda potrebbe danneggiare quello che ho creato in 17 anni e mi darebbe sicuri disagi, perché, mentre nel mio lavoro per eccellere mi sono circondato di risorse umane qualificate, nel rapportarmi con le istituzioni pubbliche dovrei accettare di aver a che fare con persone che nel mio lavoro non prenderei mai in considerazione.

Vedremo il da farsi.

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