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Tribalismo e modernità

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La cultura meridionale non riesce ancora ad uscire da una visione tribale delle relazioni umane, per cui la complicità verso chi è appartenente alla stessa tribù è ben più forte dei principi di giustizia e meritocrazia. Il risultato di questa visione della vita porta consciamente o inconsciamente a considerare l’adesione alle tribù vincenti la scelta migliore, seppur spesso immorale, visto che per decenni ciò ha significato aggregarsi a clan che sono un mix di malapolitica e criminalità. Per avere ruoli in questi ambienti bisogna “sposare la causa” e a quel punto concorrere, secondo i meccanismi di selezione interna a quella tribù, ai ruoli consoni alle proprie ambizioni. Altro risultato prodotto dal tribalismo è un veloce declino economico e sociale, comprensibile soprattutto per chi riesce a fare i confronti con gli altri Paesi. Se un treno va a 20 km/h può sembrare correre, ma se accanto c’è un altro treno che va a 350 km/h, allora il primo sembra fermo o andare indietro. Ed è quello cha sta accadendo: quando si viaggia per altri Paesi di antico blasone o di nuovo sviluppo e poi si torna in Italia, il rientro è deprimente per la nostra profonda inadeguatezza in ogni campo. Con queste premesse rinunciare a diventare organici all’andazzo generale, seppur all’interno del proprio contesto sociale significa perdere opportunità e potere, in una visione più ampia, moderna, internazionale, è invece un merito, è la dimostrazione della cifra del proprio valore.

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