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Alla ruffianeria ed alla concretezza c’è una ragione

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Ieri sera passeggiando per la Grand Place di Bruxelles il mio amico Luca mi faceva notare che stranamente in quella mirabile piazza c’erano le gilde delle corporazioni, il palazzo del governo della città, ma non una chiesa.

Un simbolismo, per me italiano, spiazzante.

Bruxelles non era Roma o Istanbul, dove un tempo risiedeva il potere religioso, politico ed economico.

Questa lontananza dai centri di potere cambiava la chiave per l’accesso al benessere.

A Roma bastava ruffianarsi chi deteneva il potere e poco importava eccellere nelle ordinarie qualità umane, perché non era su quelle che venivi considerato per la scalata verso il benessere e quindi tutti andavano a scuola di cortigianeria.

Nella sperduta Bruxelles, di cui ai potenti dell’epoca importava poco, non arrivando nulla della redistribuzione a valle da parte delle sedi del potere del tempo, per potersi guadagnare il benessere non rimaneva che sbracciarsi, essere problem solver, avere lo sguardo lungo e il carattere di chi sapeva osare, quella che poi fu chiamata borghesia.

Quindi nella sperduta Bruxelles a preti e politici vennero sostituite le corporazioni dei mestieri ai vertici della società.

Inoltre, mentre nel Sud Europa il clima era mite per cui ognuno poteva farcela da solo a sopravvivere, nel Nord Europa il clima era inclemente ed imponeva agli uomini di doversi organizzare insieme per mitigare la durezza climatica. Questo ha affinato quel senso di disciplina ed organizzazione che invece al Sud è rimasto sempre zoppicante.

A tutto c’è quindi una ragionevole motivazione storica.


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