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Arretratezza culturale figlia del feudalesimo

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Nel XIX secolo, quando in Europa il feudalesimo era da tempo scomparso per merito di una borghesia che aveva stravolto i codici culturali del tempo, in buona parte dell’Italia meridionale era invece ancora una vivente realtà millenaria.

Quale mefitico ricordino del medioevo il feudalesimo ha purtroppo lasciato alle popolazioni meridionali l’abitudine all’obbedienza acritica al potente, al servilismo e alla rassegnazione fatalistica.

Ed ancora oggi in molti il principio dell’obbedienza ha la meglio sulla responsabilità individuale.

Vengono rimosse le proprie colpe e non ci si fa carico delle conseguenze delle proprie azioni, facendo sopravvivere una primitiva irresponsabilità etica.

E siccome piove sul bagnato il popolo meridionale ha mixato l’abitudine all’obbedienza a dosi possenti di conformismo cattolico (che certamente non può aiutare a smuovere le coscienze) e di familismo amorale (confutando allegramente la frase aristotelica “homo est naturaliter animal politicum”), una miscela implosiva che ha reso oggi il Mezzogiorno d’Italia “irredimibile” .

La corruzione sistemica del codice culturale dominante, agli antipodi rispetto al principio di civiltà dell’accountability anglosassone (del dover render conto), in quest’ultimo decennio ci ha visti spiazzati davanti alla pressione selettiva del mercato internazionale (abbiamo perso già il 40% delle nostre quote di mercato!).

In questo contesto si può “fare sistema” ed essere competitivi?

Tutt’al più si potrà contare su alcuni fuoriclasse che si salveranno da soli, senza però poter salvare il Paese.


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