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Come avvenne l’unità d’Italia

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La questione meridionale è nata con l’unità d’Italia. Il brigantaggio è figlio di quella stagione di illegittimità e confusione. Intere popolazioni furono incarcerate, come nella provincia di Agrigento. Il ministro degli esteri dell’epoca cercò addirittura di farsi dare dagli inglesi una landa desolata dove deportare i meridionali, senza però riuscir a convincere lord Granville. Da un giorno all’altro nel Regno delle Due Sicilie le tante aziende che lavoravano per lo stato perdono l’intero stock di commesse stornate tutte al Nord e saltano, licenziando di botto decine di migliaia di lavoratori. Anche le migliaia di persone che lavoravano per le aziende ecclesiastiche meridionali vengono di botto licenziate perchè quelle aziende vengono requisite e vendute da Torino per far cassa. Mentre in altri stati preunitari annessi era stata concessa un’annessione soft, al Sud si fece il peggio, perchè il Piemonte era pieno di debiti e il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi, fu un calcolo cinico, non si poteva avere nessuna pietà. Sembrerebbe oggi strano, ma a quel tempo non esisteva una reale differenza Nord-Sud in termini di reddito pro capite. La prova provata è che dal Sud non emigrava nessuno negli anni precedenti l’invasione, mentre andavano via a milioni da tutto il Nord e pure da larghe zone del Centro. Soltanto dopo l’occupazione, il saccheggio e l’inutile resistenza armata i meridionali cominceranno a emigrare, a milioni. L’oro delle riserve borboniche più il circolante trasferito immediatamente a Torino ammontava a 1.500 miliardi di euro di oggi. Con la sola vendita dei beni demaniali ed ecclesiastici  Torino incassò altri 500 miliardi di euro di oggi. E nel mentre si elevavano le tasse solo per il Sud sconfitto e si cominciava il dirottamento della costruzione delle infrastrutture dell’intero paese solo al Nord: strade, ferrovie, scuole, porti, bonifiche. Mi fermo qui, non è stata certo una passeggiata per l’intero popolo meridionale. (Pino Aprile)


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