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E’ nato Il Tavolo

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Dall’11/11/11 (numero esoterico?) faccio parte di un’aggregazione di imprenditori, manager e docenti universitari che si sono messi insieme per atto di amore e in difesa di Catania. Il nome che si sono dati è Il Tavolo www.iltavolo.it (in omaggio alla tavola rotonda di re Artù?).

I Tavolisti sono piuttosto critici sul contesto locale (chi no?), hanno chiaro che se non ci si da una mossa la situazione economica e sociale rapidamente peggiorerà, sentono sulla propria pelle che in generale la classe dirigente della città non è sufficientemente adeguata alle difficoltà delle sfide innanzi ai catanesi.

Tra di loro c’è Carlo, manager che da anni è il numero uno a Catania della più importante multinazionale che abbiamo sul nostro territorio e che ogni giorno combatte per mantenere competitivo il suo stabilimento industriale, ben conscio che il contesto internazionale non fa sconti a nessuno e che nei prossimi anni tutto può accadere (politici e sindacati hanno chiaro questo rischio?).

C’è Alfio, imprenditore di prima generazione che unisce in un sol uomo l’umiltà dell’intelligenza e la visione imprenditoriale dei grandi capitani d’industria (che invece spesso col successo diventano spocchiosi). Un uomo che poteva alcuni anni fa diventare il presidente di Confindustria Catania, se giochi di palazzo tra squaletti siciliani (oggi dal nome sopravvalutato) e catanesi (sempre gli stessi, quelli che non fanno crescere nulla attorno a loro, nell’assoluta egocentricità della loro visione del mondo) non avessero preferito telecomandare da Roma (uno dei vulnus più terribili che tolgono autorevolezza e capacità di rappresentanza a questa associazione sindacale) l’elezione di una persona inadeguata per temperamento e per attività svolta (quanto può sentire un acquedotto la morsa della competizione?), portando quest’associazione ad una marginalità che dispiace. Un uomo che paga un costo molto alto per lasciare a Catania la sede legale del suo gruppo industriale, perché dato che in Sicilia le aziende di grandi dimensioni si contano sulle dita di una mano, riceve annualmente i controlli fiscali. E dato che nella mentalità anti-impresa italiana, se si fa un controllo tributario qualcosa bisogna sempre trovarlo (altrimenti come lo si giustifica ai propri superiori??), ecco che la triturazione di coglioni anno dopo anno arriva alle stelle. Tutti gli consigliano di spostare la sede legale a Roma o Milano, ma lui si oppone, per amore della propria città, perché vuole pagare le tasse in Sicilia, per non dare anche lui un segnale di fuga dalla propria terrà (ma i funzionari dell’Agenzia delle Entrate si pongono mai in quest’approccio?).

E poi ci sono uomini di banca come Ninni o Carlo, docenti universitari come Davide o Giuseppe, autentici personaggi come Renato e imprenditori tutti d’un pezzo come Salvo o Mimmo che fanno del Tavolo un bouquet dai diversi colori e profumi che proverà nei prossimi mesi a fare un esercizio di verità attorno ai problemi mortali che questa città deve affrontare, a cominciare dalla propria mentalità provinciale  sin troppo vincolata alla malapolitica che ci sta tirando giù tutti nel baratro.

Per me incontrare ieri per una granita Alfio e Carlo e, in generale, una volta al mese tutti i Tavolisti, è un piacere raffinato che sento come un privilegio, di chi ha chiaro che Catania non è solo quello che di cattivo si legge ogni giorno sui giornali, che la mia città ha energie positive e virtuose di cui andare orgogliosi.


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