mezzogiorno-italia_sud_Giuseppe_Ursino_blog

Facciamo un ragionamento sul Sud coi dati da Intesa-Sanpaolo

Condividi questo articolo:

Il Mezzogiorno in questi ultimi anni ha sofferto di meno la crisi internazionale sia per la bassa propensione all’export sia per la specializzazione produttiva agro-alimentare che è meno coinvolta dai cicli economici.

Con la ripresa mondiale sarà penalizzante la presenza molto contenuta delle imprese meridionali sui mercati a più alto potenziale di crescita (Brasile, Russia, India e Cina) e la ridotta presenza nel settore della meccanica, che sarà il settore favorito dalla domanda di beni d’investimento nei paesi emergenti.

Purtroppo, tassi di crescita contenuti per la crisi interna sono previsti nel meridione nei beni di consumo tradizionale (alimentare, mobili, sistema moda), mentre anche peggiori sono le previsioni per il sistema casa per le difficoltà attraversate dal mercato immobiliare e dal mercato del lavoro.

La crisi, rendendo impossibile l’utilizzo a pieno regime dei mezzi produttivi a disposizione, si è anche tradotta in un aumento dell’incidenza sul fatturato dei costi fissi, legati, ad esempio, agli ammortamenti ed ai costi dei servizi, rendendo più performanti le aziende più flessibili e meno strutturate e quelle che sono riuscite a diversificare sfruttando la contiguità tecnologica o di mercato, entrando così in nuove aree di business correlate alle attività già esistenti.

JO, ad esempio, ha potenziato con JOHall gli strumenti di gestione dei propri flussi informativi ed appiattito la piramide organizzativa con la formazione di team focalizzati su specifici obiettivi. Ha con successo superato il processo di cambiamento favorito dal clima delle relazioni interne al Gruppo.

Tornando a parlare in generale sul Sud, purtroppo il 95,8% delle imprese meridionali è una microimpresa, rientrando nella classe di addetti tra 0 e 9 unità. Sono aziende troppo piccole per affrontare la competizione internazionale. Non a caso l’incidenza delle esportazioni sul PIL del Mezzogiorno è solo l’8%, il margine operativo è molto basso attestandosi sul 4% del fatturato (che non permette alle aziende di crescere) e la produttività per unità di lavoro è appena di € 49.026.

Sta da un paio di anni risalendo anche il tasso di sofferenza bancario, attestandosi nel meridione sul 6,8% degli impieghi totali, con tassi bancari a breve del 5,80% (rispetto al 4,24 del Nord Ovest).

Un altro dato molto significativo è il tasso di inattività, ossia la percentuale di persone in età lavorativa che non lavora. Mentre al Nord è il 30,8%, al Sud arriva al 49,2%. Ossia, una persona su due non lavora.

Dissociata rispetto al presunto obiettivo della convergenza territoriale tra Nord e Sud del Paese è la spesa pubblica per abitante che si attesta nel meridione su € 14.176,50 e nel settentrione su € 19.077,50.

In conclusione, una nota sul turismo, che in Sicilia dovrebbe essere in cima ai pensieri di tutta la classe politica, perché è l’industria che più crea valore e posti di lavoro. Ebbene, per ogni km di costa in Friuli V.G. ci sono 138,4 posti barca, in Sicilia solo 9,9.


Condividi questo articolo: