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Il flop dell’high tech in Italia

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In Italia abbiamo un numero di brevetti per milione di abitanti, che è un quarto di quello della Germania e la metà di quello della media UE.

Se poi vogliamo contare le start-up nell’high tech, i numeri italiani è sono un settimo di quelli francesi.

Il numero di dottori in ingegneria o scienze in Italia è irrisorio in confronto alla Svezia, che ne ha per otto volte, o alla Germania, che ne ha per cinque volte.

Fare high tech in Italia è davvero difficile e non lo dico per sentito dire o per letture, ma perché ci sono dentro ed ogni giorno è una sfida durissima. E quando la sera torno a casa e ripenso alla giornata trascorsa, alle botte date e prese, spesso mi devo considerare soddisfatto solo perché siamo riusciti a pareggiare zero a zero, insomma almeno a non fare un passo indietro.

Mentre intorno a me molte aziende di innovazione tecnologica, nate dagli anni ’90 in poi, hanno già chiuso o stanno per saltare.

E la colpa non è degli imprenditori o dei lavoratori, ma delle assurde condizioni di contesto che ci fanno correre con le tasche piene di sassi, soprattutto al Sud.

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