C’è chi considera gli imprenditori per metà delinquenti e per metà sfruttatori dei loro collaboratori

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Dividerei gli imprenditori in due categorie. Da una parte coloro che hanno uno strettissimo rapporto con la pubblica amministrazione. Dall’altra tutte quelle imprese che affrontano giornalmente il mercato, i cui leader si tengono lontani dalla politica nutrendo diffidenza per la pubblica amministrazione. I secondi sono coloro che ogni giorno cercano di creare valore e, per chi di loro riesce a lavorare con l’estero, di portare in giro per il mondo il culto italiano per il buono e per il bello. È a loro che va tutta la mia simpatia. E quando li vedo trattati con stereotipato pregiudizio, come se fossero per metà delinquenti e per l’altra sfruttatori dei loro collaboratori, penso che ancora siamo rimasti a quel ’68 che col suo approccio culturale è stato l’inizio della fine del miracolo italiano. Una zavorra ideologica di cui liberarci, un culto del demerito che ancora impregna buona parte dell’opinione pubblica italiana di ogni colore politico.

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