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La soluzione al degrado imperante

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La democrazia è bella, però la sua applicazione piena in buona parte del mondo mi sembra un’utopia.

Per funzionare occorrerebbe che la gran maggioranza del popolo fosse illuminata, capace di interpretare la complessità della realtà e scegliere con giudizio da quali uomini farsi governare.

Nei territori dove la natura è più ostica, come ho già postato in https://www.giuseppeursino.it/alla-ruffianeria-inconcludente-ed-alla-pragmatica-concretezza-c-e-una-ragione, il “far quadrato” insieme per vincere la sfida della sopravvivenza ha nei secoli creato un’attitudine alla polis ed al senso di comunità.

Nei territori dove la natura è benevola non c’è stata questa selezione naturale, il popolo non ha affinato queste attitudini, la politica non è presa sul serio ed il suo palcoscenico è per lo più solcato da arrivisti.

E cambiare non è semplice, il cambiamento della mentalità passa da momenti drammatici nella storia di un popolo, non è indolore. Un popolo non cambia spontaneamente la sua identità, ma la subisce come una violenza, provando a resistere come può. Il conformismo è difatti un potente motore statico in ogni civiltà.

Se quindi in molti territori non si è pronti per la democrazia, che rischia di essere ridotta a peggiocrazia, cosa fare?

Per me la risposta c’è.

Considerando che la storia ci ha dimostrato il fallimento dell’uomo solo al comando, scorciatoia che non spunta, la soluzione per una realtà complessa come la contemporanea è senza ombra di dubbio l'”oligarchia degli alti”, ossia quello che chiamerei il Governo degli Adatti.

Difatti quella in cui viviamo è superficialmente chiamata democrazia, ma già è una forma di oligarchia, l'”oligarchia dei bassi”, è il governo dei famigli, dove si entra per cooptazione, con una selezione su valori sballati: attitudine ad ogni compromesso, fedeltà acritica al cooptante, utilizzo spregiudicato di ogni rendita di posizione, ecc.

Il Governo degli Adatti è la soluzione per il governo della complessità.

Non è un club a numero chiuso, ma chi ne viene chiamato a far parte, da chi ne è già dentro, deve avere contemporaneamente una sufficiente dose di doti rare. Deve avere insensibilità al denaro (chi è avido non è adatto a ricoprire ruoli istituzionali perché le opportunità per arricchirsi disonestamente non mancano), una passione per lo studio (perché senza spessore culturale non si comprende la complessità), spirito di sacrificio (perché governare seriamente non è una passeggiata di salute), fedeltà alla meritocrazia (altrimenti diventerebbe, se i filtri non funzionassero, un’altra casta di famigli ed arrivisti, dannosa e autoreferenziale), coraggio per imporre le scelte giuste vincendo i freni del conformismo (accettando l’impopolarità tra i governati).

E purtroppo anche il Governo degli Adatti non è affatto immune dal fallimento.

Corre il rischio mortale del mancato filtro all’ingresso, con la cooptazione dei famigli, e della mancata potatura in uscita, evitando per inerzia e quieto vivere l’esclusione di chi non è più all’altezza di farne ancora parte.

Questa soluzione non convenzionale ha iniziato a metabolizzarsi dentro di me da tempo. Concluderei col dire che con questo post per me si chiude un ciclo.


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