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L’Italia impari dalla crisi giapponese

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L’importanza strategica dei servizi, oltre che in Italia, è stata sottovalutata dal grande Giappone.

Questo importantissimo Paese, distratto dai successi della sua eccellenza manifatturiera (penso a Honda, Toyota e Sony), non ha messo l’acceleratore alle riforme nei servizi. I giapponesi non hanno soppesato che i suoi leader industriali costituivano solo il 10% dell’economia del Paese, quindi non dico erano irrilevanti, ma comunque parziali in uno scenario globale.

Come l’Italia avevano bisogno di rivoluzionare i servizi, il commercio, le banche, le poste, …, ma essendo settori che occupavano molte persone (e quindi voti), hanno avuto un’enorme resistenza alle liberalizzazioni. E il loro Paese si è afflosciato.

L’Italia ha fatto lo stesso errore ed adesso si sta giocando la madre di tutte le partite: o rendiamo efficiente il sistema superando tutte le resistenze o non ci sarà manovra correttiva che tenga.

Per cui, per amore dell’Italia, emarginiamo dalla politica e dalla TV populisti e demagoghi che, strumentalizzando l’onda del disagio inevitabile della gente, cercano di costruirsi le loro fortune personali bloccando le riforme davanti a noi e provando ad uccidere la speranza di rilancio e di benessere.

Ci vorranno diversi anni di buon governo e di barra a dritta, ma l’Italia ce la può fare e, secondo me, ce la farà.


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