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La forza di non aver nulla da perdere

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In Sicilia la crisi c’è sempre stata.

Il reddito pro-capite è stato sempre molto più basso di quello settentrionale, ogni apparato pubblico (dall’ospedale all’ente locale e al tribunale) ha sempre funzionato male, la disoccupazione è stata sempre sopra il livello di guardia.

Quindi i siciliani sono abituati a vivere nella povertà dei mezzi e nella mediocrità dei servizi.

Tanto è per loro normale questa situazione, che neanche si accorgono del degrado in cui vivono.

Però questa crisi che esplode nel 2009, dentro la crisi perenne isolana, ha prodotto una novità, un nuovo frutto avvelenato: adesso si vive ancor di più alla giornata, non si ha la minima fiducia nel futuro, non si vede una luce in fondo al tunnel e si è smorzata ogni capacità di reazione. Ogni nuovo scandalo, ogni ingiustizia, ogni umiliazione viene ormai accettata passivamente.

E di questa rinuncia a volersi bene (perché mettere la testa sotto la sabbia non ha mai risolto nessun problema) si sono approfittati tutti, sapendo di non pagare dazio: lo scempio dei politici alla Regione Siciliana, che pensano solo a litigare e ad accendere nuovi mutui sulle spalle dei siciliani, l’egoismo dei politici nazionali che spendono enormi risorse pubbliche al Centro Nord e sono più del solito col braccino corto al Sud (siamo ancora, dopo tutti questi anni, considerati un peso, una colonia imbarazzante con cui fare i conti).

Concludo con domande semplici: accettiamo come un fatto ineluttabile la nostra “lenta” morte sociale ed economica? Non c’è proprio nulla che possiamo fare visto che masse sempre più grandi di cittadini non hanno più nulla da perdere?

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