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Organizzare una reazione

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Amici miei, servono nuove idee per rilanciare Catania e la Sicilia. Dal mio osservatorio privilegiato, per il mestiere che faccio, vedo che mese dopo mese tutto va fermandosi.

Sempre più settori stentano e non gira una lira, eccetto che per sparute nicchie.
Ad oggi si salvano gli impiegati della PA, che pensano ingenuamente che qualunque cosa succeda loro non saranno mai coinvolti, e gli impiegati di quelle aziende che ancora resistono a questo tsunami economico. Per loro il 27 del mese è ancora una certezza.
Ma tutta l’altra gente, coinvolta in questo incartamento generale, si preoccupa, si deprime, senza però riuscire a reagire.
Spesso, per senso del pudore, nasconde le sue difficoltà, cerca di tirare avanti silente, sperando che succeda qualcosa.
Ma il brutto è che si vanno realizzando gli scenari più pessimistici, stiamo scivolando in un baratro dove non si tocca mai il fondo.

Io ricevo email e telefonate da persone serie, di tutte le età, che conoscono il loro lavoro e che sono rimaste a spasso. E mio malgrado, sono costretto ad allargare le braccia, perché non posso aiutarli.

È certo che una reazione va organizzata.
Già oggi siamo diventati più poveri degli abitanti del Portogallo, il paese più indietro dell’area euro, e ci stiamo velocemente bruciando i patrimoni messi da parte da genitori e nonni.

E dopo?

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