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Passeggiando al lungomare pensando al degrado metafisico

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Con amarezza, perché distante dal mio approccio alla vita, alla fine ho dovuto accettare che in buona parte della gente c’è una più o meno consapevole indole al degrado, che è un termine molto ampio, ma chiaro, che abbraccia la categoria etica, quella sociale, quella economica, quella politica, ecc.

Quale metafora del degrado immagino la sporcizia che ogni mattina vedo al lungomare di Catania, con le pietre nere della nostra lava intrise, quale discarica, di ogni nefandezza. Vedo questo scempio ogni mattina e mi rassegno ad accettare la mediocrità.

In fondo, se già nel settore privato, dove c’è tutta un’organizzazione che mira a lottare contro degrado ed entropia, a volte ci si sente un Sisifo, come si può nella gestione della cosa pubblica riuscire alle nostre latitudini in questa sfida impossibile?

In passato con “law and order” hanno provato a ingabbiare con la disciplina e la formazione quest’indole dalle tante ricadute ripugnanti. All’inizio sembrava che, finalmente, si era trovata la soluzione, perché le cose miglioravano con nettezza, quasi per miracolo. Davanti al bastone del comando la gente si allineava velocemente.

Ma col tempo veniva a mancare la libertà e quella che sembrava la cura, assumeva le sembianze di un tumore da estirpare.

Perché giustamente, tra il degrado della mediocrità e la mancanza di libertà, molti scelgono la prima.

Pensoso continuo a camminare per andare al lavoro.

Per il paradiso ancora c’è tempo. Quando sarà mi potrò togliere una curiosità: anche lì troverò le stesse forme di degrado?


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