Religione di stato e disgregazione dell’impero romano. La ricerca di Dio quale parte dell’essenza umana

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Ai tempi dell’impero romano la religione di stato segna l’inizio della fine dell’egemonia romana. Finisce una cultura che è riuscita a unire milioni di persone di etnie diverse, dal Vallo di Adriano al corso dell’Eufrate, con la chimera di una universalità immanente. In quei secoli sono state costruite città, strade, ponti e acquedotti, sono state scritte leggi dal respiro lungo, si sono diffusi commerci e culture diverse capaci di integrarsi e di convivere. Secoli di progresso che hanno visto il prevalere della luce sulle tenebre.
Una delle ragioni principali per cui Roma è riuscita a essere grande per tanti secoli è stata la prodigiosa capacità di adattamento, di saper cambiare al momento opportuno principi e sistemi generali. Poi però con la religione di stato cambia lo schema e finisce l’unità nella diversità.
É una lezione della storia: Dio e Cesare sono piani che devono rimanere distinti!
Con Costantino inizia un percorso che nel breve aiuta, ma poi alla lunga disgrega tutto. Per secoli dei cristiani si era fatta carne di porco, erano dei martiri, poi col raggiungimento del potere politico inizia un’altra cosa. Costantino porta all’ascesa del cristianesimo che continua a imporsi fino all’editto di Tessalonica emanato nel 380 d.C. dall’imperatore Teodosio che riconosce il cristianesimo come religione di stato: tutti gli altri culti vengono aboliti. Fino alla religione di stato ogni popolo sotto l’egida romana aveva professato liberamente i suoi dei, perché l’essenziale era sottostare a Roma, che non imponeva a nessuno i suoi dei. Dopo si creano le differenze tra cristiani e gli altri e queste portano passo dopo passo alla disgregazione.
Brevi riflessioni finali. La religione eleva l’uomo, mentre la religione di stato è potere degli uomini, è politica. La religione è un valore che ci innalza sopra gli animali e il crocifisso rappresenta, insieme alla cultura greco romana, la culla della civiltà italiana. Essere illuminati non vuol dire essere contro le religioni, ma tolleranti; qualcuno diceva che questi fiumi portano allo stesso mare e l’approccio ha un suo perché. Laico non vuol dire antireligioso, vuol dire “adulto”, che separa le cose. Essere “contro” i simboli religiosi, come contro il crocifisso a scuola, è altro: nella formazione o nei momenti di sofferenza i simboli religiosi sono un importantissimo collegamento con le domande più importanti della vita. C’è adesso una moda che prova a cancellare la religione come credenza superata, non ci riuscirà, come non ci sono riusciti il comunismo e neanche i movimenti new age occidentali. La ricerca di Dio è parte dell’uomo, della sua essenza e gli intellettualoidi che si sono allargati la bocca dicendo “Dio è morto” hanno sempre perso nella storia, nella filosofia, nella scienza, sempre.

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Giuseppe Ursino

Giuseppe Ursino

CEO del JO Group, cluster di aziende nato nel 1998 con core business in digital transformation e consulenza su fondi europei

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