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Rilancio fondato sul talento e sul rendimento

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Sono convinto che il rilancio economico può essere solo figlio di una cultura fondata sul talento e sul rendimento, non sui diritti acquisiti per famiglia, censo o titolo di studio. Se considero tutto quello che sta avvenendo in Cina o India, posso con certezza di non sbagliare affermare che il principale vantaggio che una cultura oggi può avere è la sua capacità di adattarsi ai cambiamenti e di adottare le migliori innovazioni altrui, neutralizzando nel contempo conformismo e cultura tribale. Secondo me sono necessarie due precondizioni: 1) la disponibilità della società a compattarsi e sacrificarsi in nome dello sviluppo economico, a rinunciare all’oggi per il domani; 2) la presenza di leaders che, invece di arricchire se stessi e preservare lo status quo, siano pronti a usare il loro potere per promuovere il cambiamento e piegare quei gruppi di interesse, come sindacati ed oligarchi, che vogliono impedire la realizzazione delle riforme. Sono necessarie delle nuove condizioni di contesto macroeconomico, quelle che per lo più connotano il livello di fiducia che esprime un’economia:

    • governance delle istituzioni al passo coi nuovi tempi, quindi veloce e decisionista ed in grado di selezionare la qualità della classe dirigente;
    • infrastrutture digitali che mettano in rete veloce ogni angolo del Paese;

 

  • infrastrutture logistiche, quali aeroporti, ferrovie, autostrade, porti e ponti;

 

 

  • sistema di istruzione vocato all’innovazione e non al certificato;

 

 

  • politiche fiscali e agevolazioni finanziarie favorevoli al business;

 

 

  • semplificazioni e deregolamentazioni normative, vissute quale processo continuo e senza mai appagarsi dei risultati raggiunti;

 

 

  • privatizzazioni, perché molto c’è ancora da fare.

 

Bisogna contemporaneamente migliorare le condizioni di contesto microeconomico che contribuiscono anch’esse a costruire il livello di fiducia di un’economia:

    • la facilità di avviare un’attività economica;

 

  • la facilità di assumere o licenziare lavoratori;

 

 

  • la facilità nell’ottenere crediti;

 

 

  • la facilità nel chiudere un’azienda sull’orlo della bancarotta senza dover aspettare anni;

 

 

  • la facilità nel veder rispettati i contratti sottoscritti e la velocità delle procedure legali in caso di inadempimenti.

 

Manca purtroppo ancora quella consapevolezza generale da cui solo può scaturire l’energia e il coraggio necessari ad accettare veramente le sfide del XXI secolo con tutti gli scomodi cambiamenti di paradigma necessari. Altri ci superano e diventano i nuovi “ricchi” e noi li guardiamo inebetiti e impotenti al cambio di marcia necessario.


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