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Sostenere la Tunisia ad ogni costo

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È un bell’esempio di democrazia nel Magreb che nasce dall’influenza della Maliki, la scuola di giurisprudenza islamica sunnita fondata nell’VIII secolo che valorizza con buon senso i discorsi pronunciati da Maometto, ridimensionando certa teologia basata su divieti e punizioni.
Iniziando dalla prima moschea del Nord Africa (la Kairouan) le moschee Maliki si sono disseminate anche in Marocco ed Algeria, oltre che in Sicilia e in Spagna, quando nel lontano passato erano sotto il dominio musulmano.
Questo Islam moderato ha evitato anche la frammentazione tribale che rende ingovernabili paesi come la Libia.
E in questi ultimi anni di eccezionale valore etico, tanto da vincere il Nobel per la pace nel 2015, è il “Quartetto del dialogo nazionale” costituito come virtuosa reazione all’assassinio di due leader politici (Mohamed al-Brahmi e Chokri Belaid) da parte di chi puntava a gettare nel caos il Paese.
I quattro, che rappresentano diverse anime della società tunisina, sono la Confederazione degli imprenditori, il Sindacato generale del lavoro, l’Ordine degli avvocati e la Lega per i diritti umani.
Un must: difendere la Tunisia ad ogni costo. E da lì favorire ovunque, passo dopo passo, un Islam tollerante che accetti la modernità, superando le suggestioni di far fare un salto indietro di 1000 anni alla storia dell’uomo.

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