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Spingere per la modernità con generosità

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L’Italia è il secondo paese con più vecchi al mondo.

Questo vuol dire che gran parte degli italiani ha serie difficoltà a comprendere le nuove tecnologie e la globalizzazione, fenomeni che hanno trasformato in pochi anni il mondo.

L’Italia è il paese più statalista dell’Occidente e quindi la comprensione delle dinamiche di mercato, della competizione e del merito sono molto deboli, mentre di conseguenza la corruzione è una piaga endemica.

L’Italia è un paese con un basso senso civico, è conosciuta nel mondo per l’inadeguatezza della sua classe dirigente e per l’incapacità di fare sistema, per i suoi territori e le sue imprese, nel mondo globalizzato.

L’Italia è il paese delle micro aziende che nella globalizzazione non possono avere la forza del brand e della rete organizzativa per affermarsi.

I cambiamenti da fare di mentalità nel senso civico e nel modo di interpretare il proprio lavoro, nella organizzazione dello Stato, nella dimensione delle imprese e nell’approccio alla tecnologia sono talmente radicali che non potranno che essere graduali e nel mentre, giocoforza, il Paese subirà quel declino che ormai in sordina ci accompagna da trent’anni.

La cura da cavallo non funzionerebbe perché la reazione degli italiani sarebbe infantile, di rimozione della realtà, come sta accadendo adesso ai greci, rischiando di arrecare più danni che benefici.

Gli italiani più lucidi, che hanno chiara la situazione, la vivono con grande disagio, sentendosi impotenti.

Da una parte amano l’Italia, perché è il loro Paese, dall’altro la detestano, perché è piena di ingiustizie, favoritismi e sempre più povera.

In conclusione, l’unica cosa pragmaticamente che si può fare è spingere nella direzione della modernità, coscienti che anche facendo uno sforzo enorme si raccoglierà un risultato minimo.

Scenario frustrante, ma le altre opzioni sono anche peggiori.


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