Sud Italia massacrato dal Nord sin dall’Unificazione

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Già nel 1900 l’illustre lucano Saverio Nitti, con la pubblicazione di “Nord e Sud” dimostrava su base scientifica come nel primo quarantennio di vita unitaria ci sia stato un costante e abbondante trasferimento di risorse dal Sud al Nord. A seguire, con le guerre mondiali tutti gli sforzi economici bellici erano allocati al Nord. Il Sud, come sempre, rimaneva al palo, ma mandava tutti i suoi ragazzi a combattere. Dal 1951 al 1990 la Cassa per il Mezzogiorno ha investito al Sud 200 miliardi di euro, pari allo 0,7% del Pil nazionale, cifra assolutamente irrisoria per il riequilibrio territoriale e molto più bassa di quella investita in situazioni analoghe negli altri paesi occidentali, come in Germania o negli USA. Tra l’altro “lo sforzo” italiano di quei 40 anni verso il Mezzogiorno è stato un mezzo bluff, in quanto queste risorse sono state sostitutive degli ordinari stanziamenti statali che nel contempo venivano abbondantemente tagliati. Dagli anni ’90 ai giorni nostri l’accordo-quadro che prevede di assegnare il 45% dell’intera spesa pubblica per investimenti al Sud è stato totalmente disatteso. Oggi siamo appena al 32%! Per meglio capire basta pensare al destino dei Fondi per le Aree Sottoutilizzate, in gergo detti FAS, che all’inizio erano 64 miliardi di euro ed andavano investiti per l’85% nel Sud. Ebbene, di questi:
– 3 miliardi di euro sono serviti a Berlusconi per l’abolizione dell’ICI,
– 4 miliardi di euro sono serviti per coprire le perdite di Trenitalia e Ferrovie dello Stato,
– 8 miliardi di euro sono stati utilizzati per gli ammortizzatori sociali che con la Cassa Integrazione Guadagni sono stati il sostegno alle imprese del Nord in difficoltà,
– 4 miliardi sono serviti ad avviare la ricostruzione post-terremoto dell’Abruzzo,
e potrei continuare. Un’ultima nota: secondo le ultime statistiche Eurostat, il PIL pro capite del Nord Italia, a parità di potere d’acquisto, è superiore a quello della Svezia, Paese tra i più ricchi al mondo, mentre il PIL pro capite del Sud, a parità di potere d’acquisto, è inferiore a quello del Portogallo, che è il Paese più povero in Europa.

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