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Superare le resistenze della pubblica amministrazione

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Inutile girarci attorno, in Italia nella pubblica amministrazione c’è un problema, grande quanto una casa, di approccio culturale.

Al “pubblico” in media non interessano i risultati, non interessano i tempi.

Il “pubblico” è ancora vocato a sprecare risorse ed opportunità ed a guardare il privato dall’alto in basso presumendo una sua superiorità gerarchica e funzionale.

E quando si parla di collaborazione pubblico privato,  il “pubblico” sornione annuisce, ma poi sin da subito mette quasi sempre il bastone tra le ruote.

Anche una sua parte sulla carta più nobile di altre, come il mondo universitario, non è immune da questo gap culturale.

Al suo interno a Catania oggi si trova sia la parte più avanzata della nostra società che ha compreso la sfida dei tempi ed ha deciso di giocarsi con orgoglio e fiducia nelle proprie capacità le sue chances (e spesso sono le nuove generazioni) sia la parte più retriva, in avanti con l’età, a cui tutte queste novità della collaborazione con le imprese locali sembrano solo fumo negli occhi.

Per cui, ad esempio, vanno bene le ATS con le imprese locali sui progetti di Innovazione e Ricerca perché portano denaro fresco, ma poi, contrariamente agli altri atenei, decidono arbitrariamente di non sottoscrivere le essenziali polizze assicurative iniziali, creando disagi a tutti i partner.

C’è ancora tanta strada da fare, ma almeno rispetto a dieci anni fa adesso la direzione di marcia è quella giusta.

 


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